Claudia Palladino

Claudia Palladino

Giovedì, 10 Marzo 2016 11:25

Convegno a Vicenza ADIDA-MIDA

Sabato 12 marzo dalle ore 15:00 si terrà a Vicenza, in contrà Santa Corona n. 2, presso l’omonimo chiostro, il convegno ADIDA-MIDA per discutere di tutte le problematiche legate agli insegnanti con diploma di maturità magistrale alle soglie della plenaria.
Oltre agli esponenti delle Associazioni, interverranno gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.
Vi aspettiamo numerosi

Il T.A.R. del Lazio con un’articolata sentenza ha accolto il nostro ricorso in merito alla necessaria analiticità della motivazione dei giudizi. Le valutazioni delle pubblicazioni scientifiche e dei titoli presentati devono essere analitiche e ciascuno dei candidati deve avere contezza della valutazione delle sue opere e della ragione per cui queste non sono state ritenute degne di giudizio positivo.

Le commissioni – prosegue il T.A.R. del Lazio – devono esporre in modo chiaro, completo le ragioni di idoneità o non idoneità all’abilitazione, fondate sull’analitica valutazione degli elementi di giudizio; la legittimità del giudizio negativo deve fondarsi su una valutazione particolarmente attenta e rigorosa (nella valutazione qualitativa) afferente all’apporto individuale nei lavori in collaborazione, alla qualità della produzione scientifica alla collocazione editoriale presso editori o riviste di rilievo internazionale o nazionale. Sulla base del difetto di motivazione il T.A.R del Lazio ordina ad una commissione in composizione del tutto differente di procedere ad una rinnovata valutazione del candidato. 

Nell'attesa della sentenza di aprile 2016 quando il CDS deciderà con sentenza finale sul concorso dell'anno passato, un altro decisivo round è aggiudicato ai giovani medici ed alla nostra teoria sulla graduatoria nazionale. Era già successo nel caso della Regione Sardegna oggi si è ripetuto, ma di fronte al Collegio titolare dell'udienza del prossimo aprile, con riguardo alla Regione Calabria.

Il Consiglio di Stato, accogliendo l'appello degli avvocati Michele Bonetti, Santi Delia e Umberto Cantelli, ha già detto che la posizione del T.A.R. è errata; tanto errata da convincerlo ad ammettere persino una ricorrente che lo scorso anno non si era iscritta per non aver appellato la decisione cautelare sfavorevole e con punteggio superiore al 60 ma inferiore alla soglia minima di ammissione nazionale (68).

Nel mese di novembre 2015, con un'articolata pronuncia, il Tar del Lazio aveva rigettato le domande dei ricorrenti, "sostenendo l'impossibilità di attuare la graduatoria unica nazionale anche per medicina generale, mettendo l'accento sul fatto che i medici di medicina generale dovrebbero poi continuare la loro carriera all'interno della stessa Regione".

Bonetti e Delia, citando le fonti della contrattazione collettiva, hanno invece sostenuto che "le graduatorie dei medici in possesso del titolo acquisito, al completamento del corso triennale, possono essere formate da abilitati in qualunque altra regione, a nulla rilevando la Regione che ha rilasciato il titolo stesso". Tesi a cui ha dato ragione il Consiglio di Stato.

"Siamo convinti", affermano Bonetti e Delia, "che grazie a queste decisioni si arriverà all'applicazione della graduatoria unica per MMG cui seguirà, a quel punto a stretto giro e senza più alibi di sorta, l'adeguamento della borsa dei corsisti di medicina generale che, senza spiegazione alcuna, è ferma dal 1999 nonostante quella degli specializzandi universitari sia stata adeguata nel 2006. In soldoni uno specializzando universitario ha una borsa di circa 1800 euro mensili, quello di MMG solo di 800 nonostante maturi, ex lege, CFU in materia addirittura superiore rispetto ai colleghi dei reparti di formazione universitaria". Servirà, in tal senso, un successivo sforzo anche delle rappresentanze dei medici e su questo confidiamo nella pressione del Coordinamento mondo medico che da tempo segue il tema.

La decisione, inoltre, è fondamentale in quanto riafferma la teoria del sovrannumero. Da sempre, infatti, sosteniamo che innanzi a un concorso illegittimo, l'unico rimedio possibile è quello dell'ammissione in soprannumero, in quanto il diritto allo studio e alla formazione professionale è libero, come la Costituzione prevede, e può essere compresso solo innanzi a una prova conforme a legge. Se, come accaduto, questa prova è illegale, a tutti deve essere consentito studiare o specializzarsi.

Alle prime vittorie ai Tar Palermo, Brescia, Cagliari, Napoli, Firenze e, tra gli altri, Campobasso sono seguite le pronunce del Consiglio della giustizia amministrativa e del Consiglio di Stato che, ancora una volta, ha ribadito la correttezza di questi principi.

In merito alla recente pubblicazione dei tre bandi di concorso per docenti da 63.712 posti, i nostri studi legali ed i nostri avvocati, che da 10 anni lavorano per gli insegnanti al fianco di alcune strutture associative anche di ispirazione sindacale, ritengono opportuno chiarire quanto segue in merito alle più volte sollecitate iniziative legali.

Chiariamo sin da subito che la scelta di non “pubblicizzare” iniziative legali prima della pubblicazione del bando è stata voluta per non svilire l’azione legale e l’iniziativa culturale e politica sottesa e portata avanti da anni da soggetti come l’Adida e la Voce dei Giusti.

Chiaramente si potrebbero sviluppare una serie di contenziosi anche relativi allo svolgimento delle prove scritte ed orali come, ad esempio, quelli relativi alle graduatorie regionali. Riteniamo prematuro, in questo momento, affrontare tali vicende la cui proponibilità è comunque connessa al punteggio ottenuto ed alle problematiche che si svilupperanno in fase concorsuale.

Nell’immediato riteniamo che vi siano molteplici categorie tutelabili e per cui proporre ricorso sin da ora:

a. Abilitandi del sostegno dell’ultimo ciclo. Trattasi di un ricorso collettivo che tiene conto degli errati criteri temporali e cronologici adottati dal Miur e che non include i soggetti che stanno conseguendo l’abilitazione in questi mesi.

b. Insegnanti con almeno 3 anni di servizio. La sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 novembre 2014 ha, difatti, dichiarato illegittima la normativa italiana, la quale permette, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, l’abuso di contratti a termine. Orbene, negare la possibilità a questi docenti di partecipare al concorso appare in contrasto con la suddetta pronuncia della Corte lussemburghese.

c. Docenti con 360 giorni di servizio ed a cui è stato negato l’accesso ai Percorsi Abilitanti Speciali. La sentenza n. 2750/2015 del Consiglio di Stato ha, infatti, dichiarato eccessiva tale limitazione e, pertanto, tali docenti hanno il diritto di partecipare al concorso al pari degli abilitati PAS, quantomeno “con riserva”.

d. Coloro che hanno conseguito la laurea prima dell’a.a. 2003/2004 (c.d. vecchio ordinamento). Nonostante i nostri precedenti favorevoli dello scorso anno ottenuti per questa tipologia di contenziosi, si rileva che oggi vi è la copertura legislativa che comporterà una maggiore difficoltà, tuttavia, stante i principi espressi dal G.A. riteniamo di difendere anche tali docenti.

e. Coloro che hanno conseguito la laurea dopo l’a.a. 2003/2004, non abilitati all’insegnamento. Nonostante i nostri precedenti favorevoli dello scorso anno ottenuti per questa tipologia di contenziosi, si rileva che oggi vi è la copertura legislativa che comporterà una maggiore difficoltà, tuttavia, stante i principi espressi dal G.A. riteniamo di difendere anche tali docenti.

f. Coloro che sono in possesso dei 3 anni di servizio per gli ITP.

g. Coloro che stanno svolgendo o hanno svolto dottorati di ricerca. Cliccando qui tutte le informazioni utili. 

h. Coloro che già sono in ruolo ed intendono, tramite il concorso, mutare la propria classe di insegnamento.

i. Abilitati PAS con cautelare. Trattasi di abilitati ai PAS con riserva processuale (del Tar). Per tali categorie vi possono essere delle difficoltà che stiamo comunque cercando di risolvere. In caso di esclusioni o altre problematiche cureremo tutta la fase stragiudiziale e giudiziale per consentire piena partecipazione al concorso anche col titolo “con riserva”.

j. TFA con riserva, Sostegno con riserva ed altre abilitazioni conseguite all’esito di procedure giudiziali che hanno determinato l’ammissione con riserva rispetto alla quale vi possono essere delle difficoltà che stiamo comunque cercando di risolvere. In caso di esclusioni o altre problematiche cureremo tutta la fase stragiudiziale e giudiziale per consentire piena partecipazione al concorso anche col titolo “con riserva”.

k. Classi di concorso Italiano L2-LS. Che potrebbero concorrere in classi similari.

l. GM 2012infanzia. Sono i soggetti idonei del concorso 2012 esclusi dal piano assunzioni e i cui posti sono coperti dall’attuale concorso. Per maggiori informazioni consultate le nostre FAQ.

m. Laureati o diplomati presso le accademie di belle arti e gli istituti superiori per le industrie artistiche, i conservatori e gli istituti musicali pareggiati, gli ISEF prima del 7 giugno 1999 o laureandi a questa data che abbiano conseguito la laurea entro gli anni accademici 2001-2002, 2002-2003 e 2003-2004 se si tratta di corso di studi di durata rispettivamente quadriennale, quinquennale ed esaennale e coloro che abbiano conseguito i superiori diplomi entro l’anno in cui si conclude il periodo prescritto dal relativo piano di studi a decorrere dall’anno accademico 1998-1999 sempre che la loro CDC non sia stata bandita in nessuna Regione d’Italia.

n. Coloro che sono in possesso di diploma di maturità magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002 con indirizzo sperimentale linguistico.

o. Abilitandi PAS ultimo scaglione.

p. Abilitati all’estero.

q. Gli abilitati alla professione di avvocato o dottore commercialista laureati in giurisprudenza o economia e commercio che abbiano dato le materie integrative per la classe A019.

r. Ricorso avverso la tabella di valutazione del servizio specifico non continuativo prestato per almeno 180 giorni.

s. Ricorso avverso la tabella di valutazione del servizio sostegno per la classe di concorso da cui è derivata la nomina.

t. Ricorso avverso la tabella di valutazione dei titoli, con particolare riferimento alla valutazione servizio aspecifico su classe di concorso non afferente al medesimo Ambito Verticale.

u. Gli insegnanti in possesso di diploma di maturità magistrale e che sono già sono in ruolo ma con riserva processuale. Rientrano in questa categoria tutti i ricorrenti che hanno proposto ricorso per l’inserimento in GAE in virtù del diploma di maturità magistrale e che, a seguito del provvedimento del Giudice sono stati inseriti nelle graduatorie ed hanno ottenuto il ruolo. Questi insegnanti sono inseriti nel database ministeriale come soggetti “di ruolo” pertanto non possono partecipare al concorso e non possono presentare domanda tramite il portale di istanze on line. Tutti gli insegnanti in questa situazione che hanno presentato ricorso per l’inserimento in GAE con il nostro studio, con l’associazione ADIDA o La Voce dei Giusti, potranno partecipare a questo ricorso al costo di 50,00 euro; tutti coloro che hanno proposto ricorso per l’inserimento in GAE con altri avvocati o altre associazioni, invece, potranno accedere al ricorso versando la somma di euro 200,00. 

Rappresentiamo che il costo del ricorso sarà di euro 200,00 e che non vi sarà alcun costo di tessera o eventuali trattenute sindacali.

Successivamente alla compilazione del form e alla verifica dell’avvenuto pagamento, provvederemo ad inoltrare a tutti i ricorrenti una domanda cartacea da compilare e spedire al ministero.

Copia della domanda spedita al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (VIALE TRASTEVERE 76/A - 00153 - ROMA) dovrà essere gelosamente conservata insieme alle ricevute di spedizione e di ritorno.

Presso il nostro studio dovrà essere inoltrata tramite email e tramite raccomandata la documentazione che troverete nell'informativa allegata in calce alla presente.

Non riteniamo che vi saranno problemi per il raggiungimento di numeri minimi di partecipanti. In ogni caso, per le categorie più particolari, è fissato il tetto minimo di 8 ricorrenti.

Precisiamo sin da ora di ritenere i ricorsi sulle categorie proposte fondati ma che, per l’accoglimento processuale, potrebbero subentrare le problematiche più diverse. Ciò che assicuriamo a tutti voi è la massima professionalità, un curriculum vitae nel settore in molti casi pieno di successi, che hanno fatto da apripista alla storia dei ricorsi nella scuola, nonché la serietà e competenza delle strutture associative che lavorano con noi, mantenendo la propria indipendenza in alcune occasioni anche nei confronti dei ricorsi e sempre mosse dall’unico obiettivo della piena tutela degli associati.

Chiunque volesse intraprendere un ricorso non compreso tra le dette categorie o di natura individuale è invitato a contattare direttamente lo studio legale.

 

LE ADESIONI AL RICORSO DEVONO PERVENIRE ENTRO E NON OLTRE IL 7 APRILE 2016 

 

Gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia hanno accettato l'incarico di assistere un comitato formato da oltre 1.000 giovani in possesso del Dottorato di ricerca, al fine di ottenere il giusto riconoscimento di tale titolo di studio da spendere nel mondo dell'insegnamento scolastico.
Invero, per primi, abbiamo già portato avanti questa battaglia al fianco dell'ADI - Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani.
Quei contenziosi furono vinti su altri aspetti (in particolare le prove TFA vennero di fatto sterilizzate sulla base di altri vizi) ed è quindi oggi possibile continuare a portare avanti la campagna sul riconoscimento del titolo.
I ricorsi possibili saranno tre:
- uno per accesso al TFA senza prove preselettive, non appena verrà pubblicato il bando del terzo ciclo. In tal caso sarà possibile agire con un sottogruppo pilota formato da soggetti in possesso di servizio quantitativamente pari a quello utile per essere ammessi ai PAS (anche in tal caso una volta che tale PAS verrà bandito);
- un secondo per inserimento nelle graduatorie aggiuntive di seconda fascia, non appena verrà emanato il bando di aggiornamento delle graduatorie per la finestra semestrale di febbraio 2016.
- un terzo per l'impugnazione del bando di concorso per l'accesso ai ruoli di insegnamento nella scuola pubblica (c.d. concorsone);
- un ricorso ad hoc sarà inoltre possibile per i laureati e con dottorato in scienze politiche;
Per agire bisognerà in ogni caso presentare specifiche domande di ammissione nelle G.I. o al TFA che noi vi guideremo a fare fornendovi dei modelli.
L'azione, ordinaria o straordinaria, sarà rivolta al TAR o al PDR.
In linea generale vi chiarisco che l'adesione ad entrambi i ricorsi consente lo svolgimento delle prove selettive del tfa che anzi rappresentano un onere processuale in quanto incardinano l'interesse a ricorrere.
Il ricorso mira ad ottenere il riconoscimento, di fatto, dell'abilitazione per una classe di concorso della vostra laurea. I ricorrenti, quindi, devono avere accesso con la propria laurea ad almeno una classe di concorso.
Per chi non si trova in questa situazione (come ad esempio scienze politiche) potrebbe agire con un ricorso ad hoc.

SCARICA LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE

Giovedì, 25 Febbraio 2016 10:51

ACCOLTO IL RICORSO COLLETTIVO DI ARCHITETTURA

Dopo l’accoglimento dei ricorsi per la mancata sottoscrizione della scheda anagrafica, dei ricorsi collettivi di Psicologia e di Scienze della Formazione, ora è la volta del ricorso colletivo UDU di Architettura, patrocinato dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

"È una sentenza importante - afferma Jacopo Dionisio (Coordinatore UDU) - perché ci permette di ribadire che certi corsi non dovrebbero essere neanche a numero chiuso e che in questi casi la programmazione all’accesso rappresenta solo un modo di lucrare sugli studenti, ad esempio attraverso l’iscrizione ai test, che sono a pagamento. È ora di aprire subito almeno questi corsi di laurea, dove i posti a disposizione non vengono coperti".

Un'altra vittoria che rimarca per l'ennesima volta la fallacia dell'attuale sistema d'accesso programmato. "Di nuovo, è la giurisprudenza a dover intervenire per riconoscere il diritto allo studio di questi studenti, sostituendosi al Ministero che dimostra giorno dopo giornocome manchi la volontà politica di intervenire sull’argomento - conclude Dionisio - Non è più accettabile questa situazione. Chiediamo quindi al MIUR di fare la sua parte, prendendo atto di quella che è la realtà: è necessaria una riforma che vada verso il libero accesso". 

Il 27 aprile l'Adunanza Plenaria deciderà le sorti di 55.000 docenti in possesso del diploma magistrale. Si tutti e 55.000 compresi quelli con sentenza definitiva passata in giudicato quanto meno stante alle più innovative teorie sull'uso del mezzo di revocazione. Ecco perchè interverremo in giudizio, come già accaduto nel caso del primo giudizio di merito, dopo che per primi siamo riusciti a far dichiarare il valore abilitante del titolo nel 2013 e, per primi, abbiamo ottenuto l'ammissione cautelare ma con conferimento anche dei ruoli per i 3000 diplomati magistrale.

Ma perchè, dopo decine di accoglimenti cautelari e di merito, è arrivata l'ordinanza di rimessione. E perchè, nonostante dopo tale ordinanza, tutti i Collegi hanno continuato ad accogliere?

Tutta colpa de "La Buona Scuola". Il revirement di alcuni Consiglieri della Sesta sezione del Consiglio di Stato sulla vicenda dei diplomati magistrale ante 2001/2002, sembra trovare ragione nel fatto che il reclutamento di docenti in possesso di un titolo così "datato" e privi di esperienza di servizio, non paia ammissibile. E' proprio il piano di assunzioni straordinario, difatti, che mirando a svuotare le GAE ha reso sempre più preziosa la presenza dei docenti all'interno delle stesse ed assai ambita la propria permanenza. Non può dimenticarsi, infatti, che in moltissime Regioni, soprattutto del Sud, la permanenza in GAE non aveva, per un decennio, consentito alcun conferimento di incarico neanche di supplenza, men che meno di ruolo. Ed è proprio sull'aspetto del servizio, difatti, che la Sezione si sofferma ritenendo che "l’inserimento in una graduatoria, destinata a consentire per mero scorrimento lo stabile ingresso nel ruolo docente, non dovrebbe prescindere da una adeguata ricognizione dell’esperienza maturata dagli interessati, di cui nel caso di specie non sono noti né l’attuale iscrizione nelle graduatorie di istituto, né l’eventuale, ulteriore percorso formativo seguito dopo il conseguimento (in anni risalenti nel tempo) del diploma abilitante".

"Non si comprende", scrive il Consiglio di Stato, "perché il possesso di titolo abilitante – così definito espressamente ex lege e non frutto di interpretazione giurisprudenziale – sia stato fatto valere a tanti anni di distanza dal relativo conseguimento, senza che si faccia alcun richiamo ai pregressi titoli di servizio".

Invero, come ben sanno i docenti, l'affermazione secondo cui "l’inserimento in una graduatoria, destinata a consentire per mero scorrimento lo stabile ingresso nel ruolo docente" era, sino al varo de "La Buona Scuola", una vera utopia quanto meno in larga parte delle Regioni italiane. Solo i docenti inseriti in GAE nelle più alte posizioni, difatti, ottenevano supplenze su organico di fatto o di diritto maturando punteggio e guadagnandosi, dopo un precariato che mai è durato meno di un quinquennio, l'agognato ruolo.

Nessun docente ammesso in G.A.E., pertanto, a differenza della preoccupazione mostrata con l'ordinanza di rimessione, ha ottenuto incarichi a tempo indeterminato senza un importante pregresso servizio.

Invero, ed ad una più approfondita analisi, la questione del possesso di un servizio più o meno consistente è totalmente indifferente ai fini del reclutamento, dell'ingresso o della permanenza nelle G.A.E. All'interno di queste ultime, come è noto, difatti, vi sono soggetti (non necessariamente docenti) meramente in possesso di titoli di abilitazioni comunque conseguite prima del 2006 o persino successivamente (si pensi ai congelati SISS dell'ultimo ciclo del 2007 abilitatisi anche a distanza di diversi anni da soprannumerari a mezzo TFA): la presenza in GAE, in altre parole, è legata esclusivamente al possesso del titolo abilitante senza alcun riguardo al servizio. Non si comprende, allora, perchè un congelato SSIS (ammesso a tale percorso abilitante nel 2006 e non abilitatosi a suo tempo) appena abilitato da soprannumerario TFA, possa legittimamente trovare ingresso in G.A.E. a seguito di scioglimento della riserva, senza che nessun giorno di servizio gli venga richiesto mentre, invece, solo per i diplomati magistrale, la questione dei titoli e dell'esperienza diventa determinante.

Non si comprende ancora, per restare nell'esempio sui depennati che la stessa ordinanza enfatizza e che nasce da una lucidissima sentenza del T.A.R. Lazio del compianto Presidente Massimo Luciano Calveri, perchè un depennato da un decennio possa far rivivere la propria iscrizione cartolare in G.A.E. senza alcun riferimento al servizio frattanto NON prestato e, al contrario, quest'ultimo sia rilevante e decisivo per i soli diplomati magistrale. Appare paradossale, infine, che oggi si addebiti ai diplomati magistrale di non aver prestato un adeguato servizio dopo che, proprio lo Stato, non consentendo illegittimamente l'ammissione in GAE, gli ha impedito di svolgerlo.

Sgombrato il campo dalla rilevanza del servizio sulla possibilità di stare o non stare in G.A.E. per tutti gli abilitati ante 2007, siano o meno diplomati magistrale, il CDS si sofferma, stringatamente, sulla copertura normativa del loro ingresso in G.A.E. per mano dello stesso C.D.S. 

A parere di chi scrive, tuttavia, anche tale argomento è superabile. Lo ha già fatto, sulla base delle nostre difese, rigettando l'espressa eccezione dell'Avvocatura dello Stato per conto del MIUR, lo stesso CDS differenziando il caso degli abilitati post Legge finanziaria del 2006 da quelli precedenti, quali sono i diplomati magistrali. La copertura normativa, pertanto, nella specie c'è già giacchè venne espressamente fatto salvo l'inserimento dei "DOCENTI GIÀ IN POSSESSO DI ABILITAZIONE".

La Plenaria avrà dunque l'onere di scegliere l'una o l'altra soluzione: ritenendo, come oggi sostiene il Collegio rimettente, che sia ormai troppo tardi per vantare il diritto all'ammissione in G.A.E. e che bene ha fatto il MIUR ad insabbiare il valore abilitante di un titolo dallo stesso rilasciato uscendone impunito rispetto all'imponente contenzioso generatosi o, come hanno fatto gli altri 10 Collegi del medesimo Consiglio di Stato, anche facendo giustizia sostanziale (che oggi viene demandata al Legislatore "nonostante le enunciate ragioni di equità e pari trattamento, in ipotesi idonee a giustificare un nuovo intervento del legislatore ma non anche l’ampliamento di ipotesi derogatorie, previste in via eccezionale e di stretta interpretazione"), ritenendo che sia già troppo aver fatto perdere un decennio di occasioni lavorative ai diplomati magistrale ed oggi ammettendoli in G.A.E. In un caso o nell'altro, tuttavia, resteranno aperte strade giudiziarie per accedere al risarcimento del danno, anche in forma specifica, per tutti i diplomati magistrale che, non certo per loro scelta, sono rimasti confinati in G.I., lavorando da precari della terza fascia di Istituto, quando ben avrebbero meritato le GAE sin dal 2000 con il relativo punteggio sul servizio che gli spettava. Sarà davvero arduo per qualunque Giudice, pertanto, spiegare ad una docente che ha sempre lavorato dalla III fascia su infanzia o primaria seguendo "militarmente" gli ordini del MIUR e dello Stato che sarebbe decaduta da qualsiasi azione per non essersi, a suo tempo, ribellata nei confronti dello Stato che era, anche, il suo datore di lavoro.

Per un verso doveva insegnare ai propri discenti le regole base dell'educazione civica e, in primis, a rispettare la legge; per altro verso, fuori dalla classe e lontano dagli alunni, doveva calpestare le stesse norme e rifiutare la collocazione in G.I. pretendendo le G.A.E. Lo Stato, dunque, mira ad addossare sugli insegnanti la responsabilità di non essere attivati per far valere i propri diritti, riecheggiando le paradossali accuse raccontate nella celebre favola di Esopo del lupo e dell'agnello.

Forse, sono tutti ancora in tempo per chiedere semplicemente scusa dopo un decennio di bugie.

Noi, in ogni caso, saremo esattamente dove siamo sempre stati; dalla parte di chi non accetta di essere trattato da suddito reo di aver prima ubbidito ed ora subito.

Il MIUR con D.M. 8 febbraio 2016 ha decretato la chiusura della graduatoria. Non vi saranno più scorrimenti e tutti i soggetti già prenotati alla data del 10 febbraio 2016 saranno costretti ad accettare la sede e il corso di laurea opzionato.

Il D.M. prevede che tutti i posti che, eventualmente, rimarranno vacanti non verranno in alcun modo riassegnati ed andranno, quindi, persi.

Questa scelta del Ministero non è nuova e già negli anni precedenti era stata adottata. Il T.A.R. aveva rigettato la nostra tesi ritenendo corretta la scelta del Ministero di chiudere la graduatoria. Il Consiglio di Stato, però, ha ribaltato tale decisione accogliendo i nostri ricorsi e confermando che nessun posto libero deve rimanere tale ove ci sia qualcuno tra i candidati che può, ragionevolmente, pretenderlo.

Non tutti i candidati, tuttavia, possono far valere questa illegittima scelta ministeriale per ottenere l'agognata ammissione.

Come potrete comprendere, pertanto, non tutti i candidati ancora in graduatoria sono lesi da questa pur non condivisibile scelta da parte del Ministero. In primis non sono lesi coloro che hanno un punteggio inferiore a 20 o che non avevano, per qualsiasi ragione, confermato il loro interesse alla permanenza in graduatoria. 

Non ha senso, pertanto, per tali soggetti, scegliere di investire risorse in contenziosi che, comunque, non potrebbbero farvi ottenere l'ammissione al corso di laurea.

Non sono in concreto lesi, inoltre, coloro che si trovano ad una posizione tale da non poter aspirare, concretamente e ragionevolmente, ad uno dei posti ancora vacanti.

Il T.A.R. Lazio, sul punto, ha già dimostrato una posizione assai rigida che nelle Vostre scelte dovete prendere in considerazione. L'interesse diretto e che verrà tutelato senza indugio è di tutti coloro che sono in una situazione di graduatoria tale (che cambia rispetto alle opzioni di sedi inserite) da poter ottenere l'ammissione rispetto ai posti rimasti vacanti.

Ad esempio se a Messina rimarranno 10 posti liberi e sono il quinto dei non ammessi posso agire per pretendere il posto che mi spetta.

Anche chi non è, in via immediata, in questo range di posti, tuttavia, ha delle limitate possibilità di azione che valutertemo caso per caso.

Al momento dell'adozione del provvedimento, ad esempio, per Medicina e Odontoiatria, vi erano 420 posti ancora da assegnare. La percentuale media degli scorrimenti è pari al 30% delle rinunce ragione per cui, in linea generale, tutti coloro che si trovano nell'arco di 1200 posti rispetto all'ultimo ammesso possono contattarci per valutare in concreto le possibilità di azione.

Per ogni approfondimento scrivete a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Un' altra vittoria per gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti in tema di equiparazione tra docenti a tempo determinato e a tempo indeterminato. Superata la questione delle supplenze effettuate su organico di fatto e di diritto: decisivo il solo superamento dei 36 mesi, anche coinvolgendo incarichi universitari.
Il Tribunale di Tolmezzo, con una accuratissima sentenza di 35 pagine, oltre al risarcimento del danno per abuso dei contratti di supplenza a termine, ha riconosciuto il diritto del ricorrente al risarcimento del danno e al riconoscimento della progressione stipendiale, parificando – di fatto – gli insegnanti con contratto a tempo determinato a quelli di ruolo.
Secondo il Tribunale friulano "il superamento del limite di 36 mesi è presupposto necessario e sufficiente a determinare l’illegittimità dei contratti a termine di cui si discute in questa sede, tale limite andrà meglio identificato all’interno di un preciso lasso temporale, il cui inizio si colloca al momento dell’entrata in vigore della L. n. 247/2007 (1/1/2008), e la cui fine va individuata, appunto, nella data di entrata in vigore del D.L. n. 70/2011 (14/05/2011). Tale verifica, compiuta alla luce delle non contestate allegazioni dei ricorrenti (v. pagg. 1 e 2 del ricorso) e delle risultanze documentali in atti (v. contratti depositati nel fascicolo attoreo, comprensivi degli incarichi di docenza stipulati con l’Università di XXX ex art. 1, comma 10 della L n. 230/2005), consente di concludere, così, che la sommatoria dei vari rapporti comunque alle dipendenze del Ministero della istruzione nello svolgimento di mansioni equivalenti ha superato i 36 mesi. E’ inevitabile, da ciò, trarne la conclusione dell’effettiva illegittimità della successione dei contratti a termine per cui è causa, nella parte in cui detta successione, essendosi protratta per oltre 36 mesi con lo svolgimento, da parte del ricorrente, di analoghe mansioni presso lo stesso datore di lavoro, ha finito per violare un termine di durata costituente misura di tutela comunitariamente imposta per reprimere gli abusi derivanti dall’utilizzo di forme di impiego non stabili"
Sono state altresì riconosciuti tutti gli accessori di ricostruzione carriera cosicchè le prestazioni lavorative, la maturazione dell'esperienza professionale e la natura delle prestazioni rese dall'insegnante supplente, non differiscono affatto da quelle del personale docente di ruolo.

Il MIUR, alla fine, è stato commissariato. Il dirigente nominato del Consiglio di Stato ha preso carta e penna ed ha scritto a tutti gli Uffici scolastici d'Italia ordinando, in sostanza, di assumere i 3000 precari, difesi dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, che avevano vinto la causa.
A seguito di un travagliato iter giudiziario fatto di ricorsi e controricorsi dei precari e del MIUR, il Consiglio di Stato, nel mese di novembre, aveva definitivamente confermato le ragioni degli insegnanti a seguito della richiesta di chiarimenti proposta dal Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca ribadendo "al MIUR la necessità non solo dell’inserimento in GAE ma anche della possibilità di stipulare contratti a tempo determinato e indeterminato per i ricorrenti” spiegano i due legali delle associazioni Bonetti e Delia.
Nonostante, secondo lo stesso Commissario, l'ordinanza n. 5219 "fornisce importanti chiarimenti finalizzati alla corretta esecuzione dell'ordinanza n. 1089/15", gli Usp, per oltre 2 mesi, non hanno provveduto “a stipulare con gli appellanti contratti a tempo determinato nonché contratti a tempo indeterminato limitatamente ai posti eventualmente ancora disponibili in esito alle operazioni del predetto piano straordinario” costringendo il Commissario ad insediarsi imponendo termini strettissimi per l'assegnazione dei ruoli. Proprio entro oggi, 4 febbraio 2016, tutti gli USP dovranno provvedere "alla ricognizione dei posti disponibili ed alla stipula dei contratti a tempo indeterminato e determinato con i ricorrenti collocati in posizione utile in graduatoria".
Anche i pochi ricorrenti non ancora assunti, come aveva già chiarito il Consiglio di Stato, avranno diritto a “piena tutela" che "sarà loro somministrata dall’anno scolastico successivo in poi”.
Per gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti "si tratta di un momento storico giacchè mai un precario con diploma magistrale, aveva ottenuto il posto in ruolo in questa fase cautelare di processi giudiziali così complessi. Un lavoro davvero estenuante cominciato al fianco di oltre 3000 diplomati magistrale nel giugno del 2014 e terminato oggi con la stipula dei contratti". Non nascondiamo, concludono i legali, che c'è anche una certa emozione nel vedere i nostri insegnanti piangere di gioia prendendo in mano il loro contratto a tempo indeterminato dopo anche dieci anni di precariato.
“Non ci fermeremo” commentano dall’ADIDA e da La Voce dei Giusti Valeria Bruccola e Francesca Bertolini “e chiederemo l’estensione di questi principi a tutti i docenti precari, anche non ricorrenti”.

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