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Lunedì, 16 Giugno 2008 12:57

Un caso in particolare

Come noto, con il comma 519 art. 1 della L. 27 dicembre 2006 n. 296 il Legislatore prevede la possibilità di stabilizzare i contratti del personale, non dirigenziale, in servizio a tempo determinato da almeno 3 anni, anche non continuativi; per tali soggetti in possesso dei requisiti indicati nel predetto comma, si prevede la possibilità di convertire il contratto di assunzione in un contratto a tempo indeterminato.

Con la nostra assistenza è stato possibile allargare l'applicabilità del comma 519 dell'art. 1 L. 27 dicembre 2006 n. 296 anche ad una serie di contratti di collaborazione coordinata e continuativa e di lavoro autonomo dimostrando la sussistenza di un rapporto di subordinazione.                                                 

Si ritiene che al fine di evitare uno squilibrio tra i lavoratori partecipanti alla procedura di cui al comma 519 e 529 della predetta legge finanziaria e la violazione dei principi fondamentali dell’ordinamento quali ad esempio quello della parità di trattamento, dovrà concedersi attenzione non solo al nomen juris con cui i soggetti venivano assunti presso l’Autorità amministrativa, ma soprattutto al reale svolgimento del rapporto lavorativo, non potendosi sicuramente riservare un trattamento differenziato tra i soggetti che venivano assunti mediante un contratto di lavoro subordinato a termine e coloro che pur essendo assunti mediante contratti di collaborazione prestavano comunque per lunghi anni la prestazione lavorativa a favore dell’Autorità con tutti gli indici della subordinazione, essendovi tra le due posizioni una differenza di carattere meramente formale.

In un caso, in particolare, il rapporto lavorativo intercorrente tra il nostro assistito ed un' Amministrazione era stato regolato mediante numerosi contratti di collaborazione autonoma nonostante lo stesso svolgesse la propria prestazione sotto la direzione e il controllo di un'unica Amministrazione..
Inoltre, i diversi contratti di assunzione (contestabili anche circa la veridicità dei compiti assegnati) avevano formalmente come oggetto le stesse mansioni contabili, di segreteria e amministrative che per definizione chiedono per il loro svolgimento una presenza costante e regolare della lavoratrice sul luogo di lavoro e erano, pertanto,  ictu oculi riconducibili a prestazioni di lavoro di natura subordinata.

Il rapporto di lavoro autonomo in materia di collaborazioni coordinate e continuative trova nell’ambito della pubblica amministrazione, come noto, una particolare disciplina finalizzata ad evitare la violazione di quei principi fondamentali che sottendono all’attività amministrativa e all’ordinamento dello Stato quali ad esempio l’accesso ai pubblici incarichi mediante pubblico concorso. In merito il Ministro della Funzione Pubblica ha precisato, anche mediante la circolare n. 4 del 2004, la possibilità di ricorrere a rapporti di collaborazione (oltre che nei casi consentiti dalla legge) unicamente per prestazioni di elevata professionalità contraddistinte da una elevata autonomia nel loro svolgimento, tale da caratterizzarle quali prestazioni di lavoro autonomo. In particolare l’elemento dell’autonomia dovrà risultare prevalente, poiché in caso contrario sarebbero aggirate e violate le norme sull’accesso alla pubblica amministrazione ex art.li 51 e 97 Costituzione.
Le condizioni necessarie per il conferimento degli incarichi sono, dunque,: a) rispondenza dell’incarico agli obiettivi dell’amministrazione conferente; b) impossibilità per l’amministrazione conferente di procurarsi all’interno della propria organizzazione le figure professionali idonee allo svolgimento delle prestazioni oggetto dell’incarico; c) specifica indicazione dei criteri e delle modalità di svolgimento dell’incarico; d) temporaneità dell’incarico; e) proporzione fra compensi erogati all’incaricato e le utilità conseguite dall’amministrazione. Risulta pertanto ictu oculi la assenza dei suddetti requisiti di legge suddetti nonché la natura subordinata della prestazione lavorativa effettuata.
Nel caso di specie, pertanto,  l’attività lavorativa effettuata dal nostro assistito, non poteva essere in alcun modo ricondotta alla tipologia di lavoro autonomo in questione, in quanto lo stesso svolgeva il proprio lavoro con i vincoli della subordinazione e in condizioni diverse da quelle richieste e dai contratti di assunzione in atti, circostanza questa pacifica e nota anche a tutti i colleghi e di facile riscontro anche mediante un semplice accertamento sul luogo di lavoro di carattere ispettivo. Difatti tutte le condizioni del rapporto lavorativo venivano decise unilateralmente dal datore di lavoro che non solo indicava al lavoratore i giorni, gli orari lavorativi, e le mansioni da svolgere, ma controllava costantemente il corretto svolgimento delle mansioni assegnate, e le presenze giornaliere del nostro assistito anche mediante apposito “badge” per l’attestazione delle presenze. Il rapporto di lavoro si svolgeva, in sostanza, sotto la direzione e il costante controllo dell’Autorità Amministrativa.
Inoltre, la natura simulata dei contratti di collaborazione sottoscritti dal nostro assistito risultava anche documentalmente dal tenore degli stessi in quanto richiedenti  tutti l’espletamento di identiche mansioni di carattere amministrativo, quando invece la normativa di riferimento richiede che la collaborazione sia esplicata in relazione ad incarichi specifici e obiettivi da raggiungere del tutto mancanti nel caso in parola ove sono presenti tutti i c.d. “indici” della subordinazione.
Il contratto di collaborazione viene ad essere infatti caratterizzato dalla possibilità del lavoratore di gestire in piena autonomia la prestazione lavorativa, scegliendo quindi, non solo gli orari e i giorni in cui lavorare, ma anche le modalità con cui portare a compimento l’attività richiesta.
Unico vincolo, per il lavoratore assunto con la tipologia contrattuale in questione, è il raggiungimento dell’obiettivo ad esso assegnato consistente in uno specifico incarico assegnato.
E’ lo stesso Dipartimento della Funzione Pubblica nella circolare n. 4 del 14 luglio 2004 (uniformandosi al copioso e noto orientamento giurisprudenziale in materia) a precisare: “Il vero criterio distintivo del rapporto di lavoro in esame (Contratto di collaborazione coordinata e continuativa) può essere individuato nella mancanza di subordinazione, come risulta invece disciplinato dagli articoli 2094, 2086, 2104 del codice civile”.
Da quanto si evinceva dalla documentazione e dalle circostanze analizzate nel caso di cui in parola era il Ministero ad indicare al lavoratore anche gli orari di lavoro, chiedendo altresì alla dipendente di attestare le presenze giornaliere.
Altro requisito richiesto dalla normativa di riferimento al fine della configurazione della fattispecie di lavoro autonomo all’interno della Pubblica amministrazione è che la prestazione lavorativa oggetto di accordo sia altamente qualificata e venga prestata per un tempo limitato, tanto che la proroga del rapporto e dell’incarico deve costituire un’eccezione.
Era, dunque, lapalissiano che l’assunzione del nostro assistito era avvenuta in violazione di tutta la normativa di riferimento in quanto non solo la prestazione lavorativa si svolgeva sotto il costante controllo e direzione del datore di lavoro, ma anche le mansioni assegnate al lavoratore non potevano essere considerate in alcun modo altamente qualificate stante l’indicazione nella contrattualistica di produzione ministeriale di compiti con funzione di segreteria; per di più la rinnovazione del contratto di collaborazione costituiva una prassi e non un’eccezione, come voluto dalle previsioni legislative. Così come previsto dagli art.li 1362 e ss. c.c. non ci si può limitare all'interpretazione letterale dell'accordo stretto tra le parti per conoscere la loro reale volontà, ma a rilevare è il loro comportamento complessivo anche posteriore alla conclusione del contratto. In sintonia con tale linea di pensiero si pone la Suprema Corte che rileva come il "nomen juris" non ha potere assorbente, "poiché deve tenersi conto, altresì, sul piano della interpretazione delle parti contraenti, del comportamento complessivo delle medesime, anche posteriore alla conclusione del contratto, ai sensi dell'art. 1262, comma 2, c.c., e, in caso di contrasto tra i dati formali e dati fattuali relativi alle caratteristiche e modalità della prestazione, è necessario dare prevalente rilievo ai secondi, dato che la tutela relativa al lavoro subordinato, per il suo rilievo pubblicistico e costituzionale, non può essere elusa per mezzo di una configurazione formale non rispondente alle concrete modalità di esecuzione del contratto" (così Cass. sez. III, n. 2344 del 2003; ex multiis Cass. 14 luglio 2006 n. 16118; Cass. 21 maggio 2003 n. 8022; Cass.9 dicembre 2003 n. 1873).   
La continuità della prestazione, l'osservanza di un orario determinato, la cadenza regolare della retribuzione, la sottoposizione al potere direttivo e disciplinare con conseguente impossibilità di svolgere funzioni diverse da quelle strettamente indicate, determinano la legittima qualificazione del nostro assistito come lavoratore subordinato, con l'adeguato trattamento normativo ivi compresa la pacifica possibilità di concorrere alla procedura prevista dal coma 519 art. 1 della predetta legge finanziaria.
Nonostante vi sia stata la stipulazione di un contratto di collaborazione autonoma, doveva, dunque, ritenersi applicabile al caso in questione la normativa prevista per il lavoro subordinato, con la conseguente possibilità per il nostro assistito di agire giudizialmente per la trasformazione del contratto di collaborazione in un contratto di lavoro subordinato con tutte le conseguenze di legge.
Ritenendo, dunque, anche in base al consolidato orientamento giurisprudenziale, che per la giusta e corretta qualificazione del rapporto di lavoro debba tenersi conto delle effettive modalità di svolgimento dell’attività lavorativa ed allo scopo  di evitare una disparità di trattamento tra gli stessi lavoratori appariva doverosa l’applicabilità al caso di specie della procedura di cui al comma 519 art. 1 L. 27 dicembre 296.

 A soccorrere ai fini dell’applicabilità della detta procedura al caso di specie era anche una interpretazione conforme alla ratio stessa della normativa stessa che si pone l’obiettivo di stabilizzare il personale più vicino all’Amministrazione e facente parte della sua pianta stabile, tanto da espletare la propria prestazione con i caratteri della periodicità e stabilità propri del lavoro subordinato.
Era, dunque, lalapalissiano che per il reale svolgimento della prestazione lavorativa e delle condizione di questa, il nostro assistito rientrava pienamente nella previsione legislativa dato che nonostante venisse formalmente assunto mediante contratti di lavoro autonomo. Pertanto,  se non fossero stati ritenuti sussistenti i requisiti richiesti dal citato comma 519 art. 1 L. 296/2006 al caso di specie si sarebbe provocata una lesione dei diritti del lavoratore e dei principi di uguaglianza e parità di trattamento che sottendono all’azione amministrativa e all’intero ordinamento; difatti la posizione del nostro assistito era  solo formalmente diversa da quella di qualsiasi altro dipendente assunto mediante un contratto di lavoro subordinato a termine dato che la prestazione di lavoro si svolgeva in maniera continuativa nel tempo e sotto la costante direzione del datore di lavoro.

Lunedì, 16 Giugno 2008 12:54

Contro tutte le discriminazioni

Il nostro Studio è impegnato a fornire assistenza a tutti quei migranti che, legittimamente, intendono assumere i doveri e acquisire i diritti dei cittadini italiani.

Quello dei diritti dei migranti è un tema che è sempre stato al centro della nostra attività di assistenza legale e che, oggi più che mai, ci consente di tutelare a pieno quanti si recano nel nostro Paese per svolgere attività lavorative fondamentali per il nostro tessuto sociale Gli atti e le azioni poste in essere dagli Stati membri dell'UE (per tutti la Convenzione di Schengen del 14 giugno 1985 e la sua Convenzione di applicazione del 1990, che crea un territorio senza frontiere) possono riassumersi nell'indicazione contenuta nell'articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea laddove si annovera, tra gli obiettivi dell’Unione, la conservazione e lo sviluppo di uno spazio nel quale “sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l’asilo, l’immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest’ultima”.
Col Trattato di Amsterdam si è proceduto, inoltre, ad un'armonizzazione  fra gli Stati dello spazio Schengen nei settori visti, asilo, controllo delle frontiere e lotta all’immigrazione clandestina.
Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate dotate della singolare capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo; questa loro caratteristica consente ai medici di riparare specifici tessuti, di riprodurre organi, di curare gravi malattie sia del donatore sia, in caso di compatibilità, di terzi.
Le cellule vengono conservate perché si prevede che in futuro saranno un elemento di cura contro linfomi, leucemie e tumori, utile nella terapia genica e tissutale, nel trattamento di patologie ereditarie. Per il momento, vengono utilizzate fondamentalmente in alternativa al trapianto di midollo osseo.
Il sangue del cordone ombelicale contiene cellule staminali ma in Italia non soltanto tale sangue non può essere raccolto e conservato per uso “autologo” (cioè per la cura di se stessi) o per malattie già in atto di consanguinei, ma è anche necessario che le banche di raccolta vengano istituite in strutture pubbliche, mentre è vietata l’istituzione di banche presso strutture private, anche se accreditate.

La lettera che l'Avvocato Michele Bonetti ha scritto ad Englaro, il papà di Eluana, ripropone il tema dell'accanimento terapeutico nella legge italiana. 

Egregio Signor Englaro,
                                         le parole che seguono vogliono rappresentare il nostro tentativo di manifestarLe un sostegno in un momento difficile che si protrae da sedici lunghissimi anni.

Crediamo, tuttavia, che qualunque riflessione su quest'amara vicenda debba essere preceduta dalle nostre scuse: nessuno di noi, infatti, ha, in realtà, il diritto di “entrare” in una vicenda che avrebbe dovuto restare privata.

Ammettiamo, invece, che questo caso è stato “adottato”, anche da noi, con una familiarità eccessiva e non rispettosa della privacy e della dignità di Sua figlia.

Lunedì, 16 Giugno 2008 12:52

Il floating time nella multiproprietà

multiproprieta2.jpgTutto inizia con una telefonata: hai vinto un viaggio e poi ti ritrovi proprietario di una multiproprietà. TRUFFA CONTRATTUALE O TECNICA DI VENDITA?

Lo studio svolge a favore dei consumatori numerose campagne per arginare le tecniche di vendita più aggressive ed è specializzato in tema di contratti conclusi a distanza, porta a porta, e nelle vendite di multiproprietà, in tutte le sue derivazioni giuridiche, multiproprietà azionaria, alberghiera, time share, e nell’istituto del trust.
Lunedì, 16 Giugno 2008 12:07

Class Action Studentesca

Giornata memorabile per L'unione degli Universitari di Torino quella dedicata alla Formazione sul Sistema Universitario. Grande partecipazione di studenti e rappresentanti dell'UdU presso La Cricca.

Presenti anche l'Avv. Michele Bonetti, legale dell'Associazione che ha rilasciato un'intervista alla Stampa. Di seguito i link degli articoli.

Fonte: LaStampa.it

Intervista all'Avv. Bonetti

TarTassati - Intervista al Coordinatore dell'UdU Torino - Alessandro Orsi

Volevano 300 euro per una stanza - Intervista allo studente congolese Badiabio 

Sfatiamo il luogo comune in base al quale “nel nostro Paese esiste un rapporto tra medici e popolazione residente che è tra i più alti al mondo”: il famoso fenomeno dell’esubero di medici rispetto alle esigenze del Paese (cd. pletora medica) sviluppatosi in Italia a partire dall’inizio degli anni 70 fino alla fine degli anni 80 come conseguenza del benessere economico e sociale  che ha caretterizzato le prime  generazioni del dopo guerra, appare oggi assolutamente superato.
Lunedì, 16 Giugno 2008 11:52

Numero Chiuso: LA BATTAGLIA CONTINUA...

La campagna per la legalità Aspetto dell’accesso programmato 2007 - 2008

 Care ragazze e cari ragazzi, la speranza di sensibilizzare sempre di più alla battaglia contro l’accesso programmato, da anni patrimonio culturale della nostra organizzazione, e il desiderio di rendervi partecipi del cammino fatto in questi mesi contro le distorsioni e le illegalità che imperversano nelle nostre università ci spingono a rivolgerci direttamente a tutti voi con questa nota. Vogliamo infatti trasmettervi tutto l’impegno e la dedizione che riserviamo a questa campagna di legalità che speriamo possa andare a beneficio di tutti gli studenti e che si riconduce nell’ambito di una ben più ampia battaglia per i diritti degli universitari.

Si è svolta il 20/12/2007, presso il Tar del Lazio, l’udienza relativa alla richiesta di annullamento del concorso di ammissione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2007/2008 presentata dall’UDU con oltre 2000 studenti. Il decreto “blocca contenziosi” emanato dal Ministro Mussi ha mutato l’orientamento di alcuni Tar che in una fase iniziale avevano dato ragione a tanti ricorrenti. Il Tar del Lazio nell’udienza di oggi ha invece deciso di saltare la fase cautelare del procedimento – non esprimendosi quindi sulla sospensiva – e di approfondire direttamente la vicenda nella fase di merito.
Lunedì, 16 Giugno 2008 11:49

Il successo della sentenza del 18 giugno

Storica vittoria: il tar da ragione agli studenti

Care ragazze e cari ragazzi,

il 18 giugno 2008 è stata aperta una breccia nel muro del numero chiuso, proprio in quella che, fino a poco tempo fa, era una delle sedi più ostili, il Tribunale Amministrativo del Lazio che ha competenza generale in materia e che aveva respinto tutte le sospensive proposte.

Il Tar Lazio ha affermato che l’Udu e gli studenti avevano ragione: la prova andava annullata.

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