Claudia Palladino

Claudia Palladino

In merito all' impugnazione del D.M. 374/2019 di aggiornamento delle GAE, lo studio terrà delle riunioni, al fine di rendervi edotti circa l'esperibilità delle azioni giudiziarie, in virtù delle singole posizioni personali, nonché delle azioni legali da Voi, già, intraprese.

 L’incontro sarà, ovviamente, volto a fornirvi tutti gli opportuni chiarimenti e rispondere ad ogni Vostra domanda. 

Sono invitati alla riunione di lunedì 06 maggio 2019, primo gruppo alle ore 16:30 e secondo gruppo alle ore 18:00 presso lo studio di Roma sito in Via di San Tommaso d’Aquino, 47, in modo particolare coloro che non riescano a fare domanda per le GAE tramite il portale on-line in quanto inseriti nella graduatoria ad esaurimento manualmente, nonchè tutti coloro che riscontrino problematiche nell'inoltro della domanda.

In merito stiamo già provvedendo a contattare il Ministero per chiedere anche una proroga in considerazione di queste problemnatiche.

Potere avere informazioni sull'inoltro della diffida e scaricare il modello predisposto cliccando qui.

Sempre dalla vostra parte.

L’eliminazione della clausola del bando che esclude l’utilizzo dei posti riservati ai cittadini extracomunitari, che, giudizialmente ne chiedano l’attribuzione consentirà alla ricorrente di ottenere la chance di beneficiare dei suddetti posti in relazione alla sua posizione in graduatoria e sulla base delle regole di scorrimento”.

Questa la pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana che accoglie il ricorso degli Avv. Bonetti e Delia rappresentando un vero e proprio spartiacque per il contenzioso dell’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria.

Quanto affermato dalla Avvocatura”, secondo cui potrebbe agire in giudizio solo chi è davvero prossimo all’ultimo degli ammessi, si legge in sentenza, “sarebbe dirimente qualora l’annullamento della clausola del bando e della graduatoria producesse effetti nei confronti di tutti i partecipanti, compresi quelli che non hanno proposto alcun ricorso. Ma non è così, atteso che per pacifica giurisprudenza (contraddetta da un solo precedente del tutto isolato del TAR Lazio) nei concorsi pubblici graduatoria è atto scindibile il cui annullamento ha effetto nei soli confronti di coloro che abbiano proposto il ricorso, poi accolto (Consiglio di Stato sez. III, 06/07/2016, n. 3005). La applicazione di tale principio al caso di specie fa sì che la platea dei soggetti che potrebbero beneficiare dell’annullamento della clausola impugnata si profila ristretta ai soli candidati che abbiano proposto ricorso con conseguente chance per la Sig.ra XXX di conseguire la ammissione”.

La decisione, commenta l’Avvocato Michele Bonetti, serve a fare chiarezza su alcuni aspetti fondamentali sulla questione dei posti vacanti. In primis sono gli Atenei e dover disporre delle immatricolazioni; ciò evita una situazione di arresto dettata dall’immobilismo del MIUR che pregiudica la carriera di tanti studenti, i quali avendo la possibilità di utilizzare questi posti non optati si ritroverebbero con una chance in più. In secondo luogo tale decisione, conferma che chi non ha agito in giudizio e non ha un provvedimento favorevole non può pretendere il posto che, al contrario, deve essere assegnato a chi come noi, con successo, ha agito.

Secondo il T.A.R., difatti, “la platea dei soggetti che potrebbero beneficiare dell’annullamento della clausola impugnata si profila ristretta ai soli candidati che abbiano proposto ricorso [..] ciò consentirà al ricorrente di ottenere la chance di beneficiare dei posti non opzionati da cittadini extracomunitari in relazione alla sua posizione in graduatoria e sulla base delle regole di scorrimento”.

Concludono gli Avv. Michele Bonetti e Santi Delia: “Grazie alle nostre vittorie saranno riassegnati ai molti studenti comunitari tutti i posti rimasti vacanti degli extracomunitari. Questo atteggiamento dell’amministrazione mal si concilia con i numerosi studi che dimostrano come il sistema sia al collasso perchè si lamenta già da tempo una grave carenza di medici destinata ad aumentare. Appare assurdo che non si consenta, neanche a fronte di situazioni così peculiari, di esercitare il diritto allo studio dei nostri giovani, diritto costituzionalmente garantito”.

La questione definita dal Decreto Ministeriale prevede espressamente all’art. 6 che chi è inserito in GAE con riserva, a seguito di contenzioso pendente ed accolto in fase cautelare, vi permane fino all’eventuale sentenza negativa di merito; il D.M. prevede la possibilità di aggiornare la propria posizione.

Paradossalmente, dunque, il D.M. in questione non è lesivo per i ricorrenti in possesso di provvedimento cautelare e, in ragione della non lesività, questi ultimi non possono impugnarlo non essendovi una lesione concreta, diretta ed attuale che consente, per giurisprudenza costante, la legittimazione ad agire.

E’ vero che, come si legge diffusamente sul web, la regola processuale GENERALE è quella di impugnare gli atti successivi, le graduatorie successive, ecc., ma tale regola non si applica a chi è già all’interno delle GAE in virtù di provvedimento giurisdizionale, ovvero con riserva. A titolo di esempio riportiamo poi che non tutti Voi avete impugnato i D.M. 2014, 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019; molti di Voi hanno impugnato uno solo di questi oppure più di un D.M. (in molti hanno fatto più impugnazioni poiché magari una di queste era stata inoltrata al Presidente della Repubblica, che notoriamente si pronuncia in tempi differenti, ed altre al TAR; oppure al Giudice del Lavoro ed al Giudice Amministrativo; o ancora al TAR per profili di nullità nei 180 giorni e nei 60 giorni per i successivi decreti, ecc., ma difficilmente dal 2014 in poi si impugnarono graduatorie e decreti all’infinito).

Insomma molti di Voi hanno fatto più di una impugnazione per i più disparati motivi, come ad esempio nel caso di diversi legali e sindacati di riferimento, ecc.; tuttavia quasi nessuno di Voi ha mai impugnato i Decreti Ministeriali ab initio e le graduatorie successive ai D.M., e mai ci sono state problematiche sul punto sino ad oggi. E difficilmente ce ne sarebbero alla luce delle due plenarie negative.

Le sentenze del TAR del Lazio che rigettarono i ricorsi sulla questione della mancata impugnazione degli atti successivi all’impugnazione iniziale (oltre che nel merito della vicenda del diploma magistrale) sono state anche riformate dal Consiglio di Stato (CDS n. 4286/10), e percorrere una strada in tal senso ci porterebbe negli anni ad una serie infinita di ricorsi per anni e anni.

Difatti non bisogna cedere alla frenesia dei ricorsi e calibrare per bene, e con scienza e coscienza, le azioni giudiziarie, poiché non versiamo in una situazione in cui chi ha più ricorsi conquista la vittoria. Il non inoltrare un nuovo ricorso non corrisponde in alcun modo a una forma di rinuncia o ad una manifestazione da parte nostra di volervi abbandonare, anzi.

Noi riteniamo che come studio legale non debbano confondersi i piani politici con quelli giudiziari e, dunque, pur rispettando la posizione di chi la pensa diversamente da noi, riteniamo che una nuova azione giudiziaria, per coloro che hanno già intrapreso un ricorso, depotenzi i ricorsi già incardinati e, allo stato, non produca neanche giovamenti politici, incrementando le critiche che da anni si rivolgono ai diplomati magistrali.

Non riteniamo neanche opportuno, per gli stessi motivi e sempre contro il nostro interesse di legali, inoltrare ricorso per i diplomati magistrale che non hanno mai ottenuto un provvedimento cautelare positivo; in questo caso chiaramente vi è la lesività del provvedimento ministeriale, ma non possiamo non considerare che ci sono ben due plenarie di esito negativo, e che dunque l’azione si presenta ad ogni modo temeraria e con possibile condanna alle spese di giudizio.

A maggior ragione le due plenarie, negative per i diplomati magistrale, inciderebbero sulle sorti dei ricorrenti titolari di un provvedimento giudiziario di accoglimento, ed a cui noi non consigliamo di agire nuovamente in giudizio.

Difatti non vi è una espressa previsione che impone di manifestare l’interesse alla permanenza nella graduatoria (mediante azione giudiziale) stessa poiché, come detto, nel caso di specie vi è il Decreto che consente di permanere con riserva all’interno delle GAE aggiornando la propria posizione. Con tale previsione, dunque, a nostro modo di vedere si deroga alla regola generale secondo cui vanno sempre impugnati gli atti che sostituiscono quelli originariamente opposti, poiché sono proprio i nuovi atti a non dimostrarsi lesivi.

Il Consiglio di Stato, peraltro, ritiene che “nessun onere di impugnazione può, infatti, essere posto a carico della parte che si vede inserita nella graduatoria a cui aspira, sia pure con riserva. Tale cautela, adottata dalla Amministrazione per consentire la massima tutela della posizione del privato, nelle more della decisione del merito del gravame già presentato, non causa alcun pregiudizio all’interesse del ricorrente, ma anzi rappresenta il contemperamento tra le esigenze di speditezza dell’azione amministrativa e il minor pregiudizio possibile della posizione giuridica già portata in giudizio. Il ricorso di primo grado è comunque ammissibile” (CDS n. 4286/10).

Nella denegata, e sinceramente non creduta, ipotesi in cui vi fosse una sentenza di improcedibilità del precedente ricorso pendente, anziché un rigetto nel merito che richiama la plenaria, l’effetto sarebbe sempre lo stesso, ovvero il rigetto finale del merito. In ogni caso la pronuncia di improcedibilità, in quanto illegittima, potrebbe essere motivo di appello, anche alla luce della giurisprudenza del Consiglio di Stato sul punto.

E’ chiaro che si potrebbe obiettare che un’impugnazione cautelativa elimini ogni dubbio ed eccezione di controparte, ma avendo tutti voi sempre omesso di impugnare i D.M. successivi e le successive graduatorie non possiamo che confermare le nostre scelte precedenti, soprattutto alla luce della circostanza che oggi vi è una previsione espressa in tal senso che elimina ogni dubbio.

Il rinunciare al proporre nuovi ricorsi ci limita in prima persona dal punto di vista economico (anche notevolmente visti i numeri potenziali dei ricorrenti) e siamo consapevoli dei problemi che determinerà la nostra scelta, sicuramente non facile da spiegare soprattutto alla luce del fatto che altri studi legali e sindacati agiranno in giudizio con dei prezzi non elevati, con inevitabile acquisizione anche di nostri assistiti, i quali per i compensi richiesti, suddivisi tra più ricorrenti, si determineranno a tentare la sorte con loro.

Comprendiamo le aspettative di tutti per una riapertura delle GAE, ma riteniamo che l’aggiunta di ulteriori ricorsi non necessariamente si accompagni ad una maggiore tutela. Sarebbe incoerente nei confronti delle nostre scelte precedenti (che ripetiamo ha comportato la non proposizione di motivi aggiunti nei confronti delle nuove graduatorie); riteniamo, difatti, di dover intraprendere non ricorsi sicuramente vinti, ma quanto meno caratterizzati dal requisito della fondatezza giuridica.

Nessuno abbandona nessuno. Le strade intraprese e da intraprendere sono e saranno molteplici, come quella Europea anche attraverso l’inoltro di nuovi ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo avverso la seconda plenaria. Da parte nostra vi è sempre il massimo interesse alla prosecuzione di ogni azione giudiziaria opportuna, e siamo anche pronti, alla luce di nuove posizioni giurisprudenziali, a predisporre prontamente nuovi ricorsi nei termini di impugnazione (60 e 120 giorni o al Giudice del Lavoro in 10 anni), ma sempre qualora e se convenga e vi sia un mutamento giurisprudenziale.

Avviare un nuovo ricorso risulta, dunque, allo stato non producente e ci riserviamo, qualora e se venissero fissati i meriti, di utilizzare lo strumento dei motivi aggiunti per chiedere lo slittamento delle pronunce definitive.

Vi prego, in ogni caso, di rappresentarci casi particolari contattando direttamente i nostri studi legali. Per le questioni meno tecniche e giuridiche vi invitiamo a pazientare, in considerazione dei funzionali problemi del sistema. A tal proposito potrete contattare anche l’Adida, che il prima possibile vi darà riscontro, così come noi che ci occuperemo sempre e comunque di vicende giudiziarie.

Resta inteso che TUTTI I SOGGETTI IN GAE CON RISERVA DEVONO ORDINARIAMENTE (E NON CON CARTACEO) AGGIORNARE LA PROPRIA POSIZIONE IN GAE COME PREVISTO DAL DM. Diverso è il caso di chi è di ruolo, anche se con riserva, che non deve aggiornare le GAE.

Vi invitiamo, altresì, per ogni chiarimento e confronto del caso, alle riunioni che si terranno nelle seguenti date:

lunedì 06 maggio 2019 primo gruppo alle ore 16:30 e secondo gruppo alle ore 18:00

Gentilissimi,

in merito ai problemi che ci state segnalando nelle ultime ore su POLIS - Istanze online in relazione alla schermata relativa alle G.A.E. e alla I fascia delle G.I., Vi rimettiamo un prototipo di istanza da adattare al Vostro caso specifico ed inoltrare presso le competenti sedi.

Ci riserviamo di apportare modifiche all'istanza anche a seguito di ulteriori delucidazioni che ci inoltrerete nei prossimi giorni.

Per maggiori delucidazioni di invitiamo alla riunione pubblica di Venerdì 19.04.2019 alle ore 15:30

Per il calendario completo delle riunioni cliccate qui

In merito allo scorrimento della graduatoria Allievi Agenti della Polizia di Stato, lo studio terrà una riunione al fine di rendervi edotti circa il prosieguo della vicenda, nonché delle azioni legali da Voi intraprese.

 L’incontro sarà, ovviamente, volto a fornirvi tutti gli opportuni chiarimenti e rispondere ad ogni Vostra domanda. 

L’incontro con l’Avvocato Michele Bonetti e con i suoi collaboratori si terrà il prossimo 13 maggio 2019, alle ore 18:00, presso lo studio legale sito in Via di S. Tommaso D’Aquino, 47 – 00136, Roma.

Gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, nonché l’Associazione ADIDA, in merito alla nota vicenda del diploma magistrale, comunicano che, nonostante la pronuncia da parte dell’Adunanza Plenaria, non ritengono processualmente chiusa la vicenda e hanno notificato e depositato in data 11.04.2019 un regolamento di giurisdizione.

Per gli Avvocati Bonetti e Delia le Sezioni Unite dovranno chiarire la corretta giurisdizione del Giudice Amministrativo sulla vicenda dell'impugnazione dei Decreti di aggiornamento delle G.A.E. da parte dei diplomati magistrale.
L’Adunanza Plenaria si pone in contrasto, difatti, con alcune pronunce sulla giurisdizione delle Sezioni Unite precedenti.
Difatti, durante la "prima Plenaria", il massimo organo del Consiglio di Stato rinviava più volte i procedimenti proprio in attesa della decisione sulla giurisdizione delle Sezioni Unite.
La riqualificazione, unitamente ad altre problematiche, degli atti impugnati da parte della "seconda Plenaria" fa si che sia necessario un ripensamento sul Giudice competente a decidere.
La scelta delle Sezioni Unite sulla qualificazione dei Decreti ministeriali di aggiornamento delle graduatorie, inaugurata all'esito di un ricorso preventivo di giurisdizione proposto nel lontano 2012 e confermata con diverse successive sentenze, difatti, sembra smentita dalla decisione delle Adunanze Plenarie del 2017 e 2019. Se così è, dunque, le stesse Sezioni Unite dovranno ripensare alla conferma o meno della giurisdizione in capo al G.A.
In poche e semplici parole, alla luce delle considerazioni della "seconda plenaria", sino ad oggi ha deciso un Giudice che non doveva decidere.


Al fine di meglio spiegare tale vicenda, nonché le ripercussioni sui contenziosi pendenti con il merito fissato o con meriti ancora da fissare di fronte al Giudice Amministrativo, invitiamo tutti i nostri assistiti alla prossima riunione che si terrà, presso i nostri studi legali di Roma e Messina.
Ecco il calendario delle riunioni nelle due sedi:
Roma - Via di San Tommaso d’Aquino,47, il giorno 13 aprile p.v. alle ore 15:00, ed alle prossime che si terranno nelle seguenti date : Venerdì 19.04.2019 alle ore 15:30; Lunedì 06.05.2019 alle ore 16:00; Sabato 18 maggio 2019 alle ore 15:00.
Messina - Via S. Agostino, 4 (Galleria Vittorio Emanuele), Sabato 13.04.2019 alle ore 10:00; Venerdì 19.04.2019 alle ore 15:30; Sabato 18 maggio 2019 alle ore 10:00.

Molti docenti hanno provveduto ad inoltrare al M.I.U.R. la domanda di riconoscimento del titolo di abilitazione all’insegnamento conseguito in Romania.

Dopo un perdurante silenzio, con nota n. 5636 del 2 aprile 2019, il M.I.U.R. ha provveduto a rigettare in modo collettivo tutte le istanze di riconoscimento della qualifica professionale di docente. L’Amministrazione non ha difatti fornito né una risposta a seguito di un’analisi individuale delle differenti posizioni, né ha provveduto all’analisi comparata dei percorsi formativi svolti.

A nostro avviso, tale nota è totalmente illegittima e lesiva delle posizioni dei docenti che hanno presentato, in qualunque data, domanda di riconoscimento del titolo conseguito in Romania.

Riteniamo, difatti, che il M.I.U.R. debba adempiere all’obbligo di effettuare una disamina puntuale di ciascuna singola richiesta inoltrata.

Per tali motivazioni vi è la possibilità, per tutti gli interessati, di aderire al ricorso collettivo volto all’impugnazione della nota n. 5636 del 2 aprile 2019. Specifichiamo, tuttavia, che per coloro che hanno ricevuto il RIGETTO INDIVIDUALE della propria istanza presentata al MIUR, sia necessario impugnare tali atti in via individuale. A tal fine, potete contattare in ogni momento lo studio in modo da discuterne personalmente.  

Avanzeremo anche un ricorso collettivo ad hoc per coloro che hanno conseguito in Romania la specializzazione sul sostegno. Gli interessanti dovranno comunque seguire le istruzioni riportate, ma provvedere alla compilazione di un distinto form e inserendo le diciture riferite al sostegno.

Per aderire all’azione sarà necessario seguire pedissequamente le istruzioni che seguono.

1.             Scaricare la procura allegata.

2.             Stampare due copie della procura, compilarle e firmarle entrambe in originale (la sottoscrizione deve essere apposta a penna).

3.             Effettuare il pagamento di euro 126,88 (comprensivi di oneri, IVA ecc) alle coordinate allegate. Tale somma include il ricorso avverso la nota e non i successivi ed eventuali motivi aggiunti necessari per l’impugnazione di ulteriori atti che verranno emessi dal MIUR. Per il sostegno, considerata la complessità della vicenda, effettuare il pagamento di € 253,76 (comprensivi di oneri, IVA ecc). Tale somma include il ricorso avverso la nota e non i successivi ed eventuali motivi aggiunti necessari per l’impugnazione di ulteriori atti che verranno emessi dal MIUR.

4.             Inoltrare, tramite raccomandata a.r. all’indirizzo Studio Legale Avv. Michele Bonetti & Partners, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma, i seguenti documenti:

- due procure in originale compilate e sottoscritte;

- copia del documento di identità;

- copia del bonifico effettuato alle coordinate allegate (nella causale del bonifico dovrete inserire il vostro nome, cognome e la dicitura “ricorso nota Romania” "ricorso nota Romania - sostegno"); nel bonifico specificare nome, cognome, codice fiscale del ricorrente).

Sulla busta deve essere apposta la scritta “Nota Romania” e ogni busta deve contenere una sola adesione.

5.             Inoltrare a mezzo e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la scansione di TUTTI I DOCUMENTI INOLTRATI A MEZZO RACCOMANDATA A.R., inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “ricorso nota Romania”.

6.             Compilare (solo una volta e inserendo dati veritieri e verificati) il seguente FORM on line. Per il sostegno compilare il seguente FORM 

7.             Tutta la procedura deve essere effettuata entro e non oltre il giorno 24 maggio 2019 (data di ricezione della raccomandata a.r.).

Attenzione, la carenza della documentazione richiesta o l’inesattezza dei dati inseriti comporterà l’esclusione dal ricorso.

QUESTO STUDIO DECLINA OGNI RESPONSABILITÀ IN MERITO ALL’EVENTUALE MANCATO INSERIMENTO NEL RICORSO QUALORA LA DOCUMENTAZIONE NON DOVESSE GIUNGERE ENTRO I TERMINI STABILITI O NEL CASO IN CUI NON SIANO RISPETTATE LE PROCEDURE PREVISTE NELLA PRESENTE INFORMATIVA RISERVANDOSI L’ACCETTAZIONE DEI VOSTRI MANDATI.

Non riteniamo che vi saranno problemi per il raggiungimento del numero minimo di partecipanti alle azioni. In ogni caso è fissato il tetto minimo di 15 ricorrenti.

 

 

 

 

Importantissimo provvedimento del Tribunale di Perugia, in Sezione collegiale lavoro, che ha accolto il ricorso presentato daglia Avv.ti Bonetti e Delia sul tema della mobilità in ambito ospedaliero e ha permesso il riesame della valutazione di una candidata che era stata illegittimamente esclusa.

Nel caso in questione, la ricorrente poteva vantare una lunga esperienza nel settore medico, avendo conseguito la specializzazione, conseguito il dottorato e pubblicato numerosi scritti su riviste scientifiche ma secondo l’Azienda che aveva bandito la procedura di mobilità, all’esito del colloquio, la stessa non risultava comunque “idonea al fabbisogno aziendale”.

Nella fase cautelare monocratica, il Tribunale aveva rigettato il ricorso ritenendo che “il giudizio espresso dalla Commissione forma oggetto dell’esercizio di un’ampia discrezionalità tecnica non sindacabile se non in presenza di “un’evidente sviamento dell’esercizio della funzione” che, nella specie, non sarebbe stata rinvenuta.

Lo stesso, inoltre, aveva ritenuto caratterizzato da male fede il comportamento della ricorrente che, solo dopo l’espletamento del colloquio e l’esito negativo dello stesso, ha deciso di agire innanzi al G.O. per contestare le modalità con le quali il concorso veniva svolto. Su tale aspetto, il Tribunale in composizione collegiale, “ritiene innanzitutto, che non sia condivisibile l’attribuzione alla reclamante, contenuta nell’ordinanza definitoria della prima fase (ed anche nel precedente milanese richiamato), di un contegno connotato da violazione degli obblighi di buona fede e correttezza verso gli altri candidati e verso l’amministrazione. E’ vero che la ricorrente ha censurato il contenuto dell’avviso di mobilità solo dopo avere conosciuto l’esito sfavorevole della procedura, ma è anche vero che un’azione giudiziaria preventiva rivolta allo scopo di censurare la previsione del colloquio come uno degli strumenti di valutazione sarebbe stata inammissibile per carenza di interesse, perché la candidata potenziale ricorrente non poteva escludere di risultare destinataria della mobilità nonostante la prova in contestazione e tale aspetto, nell’ottica di una interpretazione coerente delle regole sostanziali e processuali dell’ordinamento, appare prevalente sulla clausola dell’ultimo articolo dell’avviso secondo cui la presentazione della domanda implica accettazione delle regole contenute nella lex specialis“.

Anche nel merito, secondo il Tribunale, è fondata la pretesa spiegata in base alla complessa tesi difensiva imbastita dal legale giacché la procedura seguita dalla Commissione è stata illegittima per omessa predeterminazione dei criteri di valutazione del colloquio e per omessa motivazione del giudizio di inidoneità. Ove, difatti, si ritenga che il colloquio orale sia uno strumento utile al fine di verificare i requisiti di competenza professionale richiesti, diviene obbligatorio per l’amministrazione determinare in maniera dettagliata i criteri di valutazione e di svolgimento. In particolare, il Tribunale ha così accolto le argomentazioni degli Avv.ti Bonetti e Delia con le quali si era sostenuto che sarebbe stato necessario stabilire a monte una griglia predeterminata di criteri valutativi utili ad attribuire un punteggio fra un minimo ed un massimo insieme alla valutazione dei titoli, giacché solo in tal caso si riuscirebbe ad ottenere la formulazione di un giudizio trasparente, motivato e sindacabile nei suoi presupposti.

Proprio il tema della motivazione è un altro argomento, sul quale il Tribunale di Perugia ha accolto le difese dell’Avv. Bonetti stante il fatto che, nel caso in oggetto, la ricorrente veniva esclusa senza che la stessa avesse avuto modo di conoscere il metro di giudizio che era stato applicato nei suoi confronti. “Va da sé”, conclude il Tribunale, “che un simile modo di procedere è illegittimo perché il colloquio orale può costituire uno strumento di verifica degli specifici requisiti di competenza professionale identificati dall’amministrazione a condizione che ne vengano determinati sia le modalità di svolgimento (il che è avvenuto con l’indicazione delle materie), ma anche di valutazione, stabilendo a monte una griglia predeterminata di criteri valutativi utili ad attribuire un punteggio fra un minimo ed un massimo e a determinare, in ponderato disposto con la valutazione dei titoli (come stabilito dalla lex specialis), la formulazione di un giudizio trasparente, motivato e sindacabile nei suoi presupposti sulla base dei principi generali che regolano le selezioni di tipo concorsuale e degli obblighi di correttezza e buona fede che il datore di lavoro pubblico deve osservare”.

Sulla base di tali premesse, e ove dunque il colloquio sia ancora a criteri di oggettività e serietà anche valutabili ex post dal Giudice, secondo il Tribunale, è legittima la scelta dell’Amministrazione di introdurre tale modalità di selezione unitamente a quella per la mera verifica dei titoli. Non è chiaro, tuttavia, se con tale decisioni il Tribunale vagli anche la concreta ipotesi di un colloquio utile non solo alla gradazione di punteggio ma persino in radice all’esclusione, categorica, di un partecipante dalla selezione. Se, difatti, nel primo caso non sembrano esservi ostacoli all’introduzione di tale strumento di selezione, molte più perplessità genera la seconda. Può difatti un dipendente della P.A. già selezionato all’esito di pubblico concorso e dopo aver superato il periodo di prova essere idoneo per esercitare le identiche mansioni pubbliche si in Umbria anziché in Sicilia?

A nostro modo di vedere, ed in linea con autorevole dottrina (tra gli altri Enrico Mastinu, “Il lavoro nelle pubbliche amministrazioni, numero 1/2018), no.

Secondo il collegio, viceversa, sembra (in quanto non pare chiaro se la scelta giudiziale si riferisca anche alla seconda delle ipotesi sopra delineate) che l’Amministrazione possa indagare sul possesso dei requisiti di competenza professionale che sono posti alla base della partecipazione alla procedura concorsuale, finanche nel senso di escludere la possibilità per un candidato di poter ottenere la mobilità nonostante l’inesistenza di altri pretendenti. In tal senso, ove questo fosse il senso, non possono che avanzarsi giustificate perplessità su tale capo di pronuncia, in quanto permettere ad un mero colloquio di valutare l’idoneità o meno di un candidato al fine della copertura di un posto di lavoro estremamente importante appare quantomeno discutibile. Sul punto, benché è opportuno affermare che si tratta di una questione sulla quale sussiste giurisprudenza discordante e vi sono provvedimenti in senso contrario, appare dubbio che un semplice colloquio possa sostituire l’esito del concorso pubblico.

Si tratta, in ogni caso per la complessità e vastità dei temi trattati, di un provvedimento estremamente importante, giacché, conclude l’Avv. Bonetti, “l’attribuzione di posti di lavoro in amministrazioni pubbliche, e specialmente in ambito ospedaliero, devono sempre rispettare determinati criteri e permettere che la procedura concorsuale si svolga nel modo più regolare e trasparente possibile”.

Il TAR del Lazio ha disposto, con un provvedimento d’urgenza, l’immatricolazione di uno studente a cui era stato negato il nullaosta per il trasferimento al terzo anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia.

Nel caso di specie l’Università dell’Aquila aveva predisposto un bando di trasferimento con la previsione di un test restrittivo per le domande di accesso al terzo anno; lo studente ho quindi agito contro il rigetto della sua domanda di trasferimento ed ha ottenuto così, tramite il recentissimo pronunciamento del Giudice Amministrativo, l’iscrizione al terzo anno di Medicina.

Il Tribunale Amministrativo di Roma ha concesso sin da subito la massima tutela offerta dall’ordinamento in termini d’urgenza, consentendo così in tempi brevissimi di giungere all’idonea tutela dell’interesse del ricorrente.

Oltre la particolarità del caso, non mancano nel provvedimento i riferimenti ai precedenti del nostro Studio Legale sui trasferimenti e passaggi di corso a Medicina ed Odontoiatria. Viene dunque ad essere rimarcata in maniera decisa l’illegittimità dei comportamenti degli Atenei che impongono ulteriori restrizioni agli accessi ai corsi a numero programmato.

Il Consiglio di Stato si è pronunciato, accogliendo l’azione patrocinata dal nostro studio, sulla questione della decadenza dalla carriera universitaria di una studentessa consentendole la prosecuzione del proprio percorso accademico.

L’Ateneo in questione, in maniera del tutto errata, prevedeva difatti che la studentessa fosse incorsa nella  decadenza  dalla qualità di studente ai sensi dell’art. 149 del T.U. 1933/1592, dall’anno accademico 2009/10, poiché  tra il sostenimento di due esami di profitto intercorrevano più di otto  anni.

Tuttavia, con pronuncia del Consiglio di Stato, la studentessa ha visto riconosciuto il diritto alla prosecuzione della propria carriera universitaria. In particolare, il massimo organo della giustizia amministrativa ha fondato le proprie ragioni sulla base del principio del legittimo affidamento in base al quale “ la  Pubblica Amministrazione nel rispetto dei principi fondamentali fissati dall’art. 97 della Costituzione, è tenuta ad improntare la sua azione non solo agli specifici principi di legalità, imparzialità e buon andamento, ma anche al principio generale di comportamento secondo buona fede, cui corrisponde l’onere di sopportare le conseguenze sfavorevoli del proprio comportamento che abbia ingenerato nel cittadino incolpevole un legittimo affidamento”.

Nel caso di specie l’Università, dapprima,  permetteva alla studentessa di prenotare e sostenere  regolarmente gli esami universitari, nonché partecipare attivamente alla proprio corso di laurea e successivamente le comunicava l’intervenuta decadenza, violando di fatto il principio del legittimo affidamento.

Trattasi di una importante pronuncia volta a consentire agli studenti la possibilità di non interrompere il proprio percorso accademico.

Il parere è consultabile al seguente link: https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza?nodeRef=&schema=consul&nrg=201701067&nomeFile=201801591_27.html&subDir=Provvedimenti

                

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